Bitcoin per la BCE è un sistema costoso. La spiegazione del report

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In un recente report sulle tecnologie per effettuare al meglio i pagamenti transfrontalieri, la Banca Centrale Europea (BCE) ha parlato di Bitcoin (BTC), ma negativamente.

Al contrario, la BCE ritiene che le stablecoin e le valute digitali delle banche centrali (CBD) possano essere dei mezzi di pagamento validi.

Alla ricerca del Santo Graal: Bitcoin e stablecoin sotto l’occhio della BCE

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La BCE non riconosce Bitcoin come mezzo di pagamento ottimale

La Banca Centrale Europea qualche giorno fa ha pubblicato un rapporto di 59 pagine sulla ricerca del “Santo Graal dei pagamenti transfrontalieri”, un documento scritto da Ulrich Bindseil, ovvero il Direttore Generale delle Infrastrutture dei mercati e dei pagamenti della BCE, e George Pantelopoulos, docente di economia presso l’Università di Newcastle.

Nel documento vengono esplorate diverse soluzioni per capire come rendere più efficienti i pagamenti transfrontalieri. La migliore deve rispettare, secondo la BCE, quattro caratteristiche:

  • Deve essere immediata;
  • Deve essere economica;
  • Deve essere di facile utilizzo ovunque nel mondo;
  • Deve essere un mezzo di pagamento sicuro, come “la valuta fiat controllata da una banca”.

Inoltre, nel report si spiega che una soluzione più moderna e al passo con i tempi dovrebbe anche essere un sistema aperto: l’esempio che si apporta, per quanto contestabile, è che i pagamenti interbancari coinvolgono diversi fornitori, a differenza che nell’uso di una stablecoin che viene emessa da una sola controparte.

E, ovviamente, il Santo Graal non deve in alcun modo compromettere la sovranità monetaria.

Alla ricerca di questo cosiddetto Santo Graal per secoli (nel report si fa addirittura riferimento al Medioevo), obiettivo prioritario dal 2020 anche del G20, il report delinea il funzionamento di Bitcoin, stablecoin e valute digitali di Stato per capire se si tratti di tecnologie atte a tale scopo.

Infatti, in un periodo in cui la globalizzazione è in forte crescita, così come la digitalizzazione, la BCE si pone sempre più il problema di trovare mezzi più veloci ed economici per effettuare i pagamenti transfrontalieri.

Secondo una previsione della BCE, la soluzione per questi problemi verrà trovata entro il prossimo decennio.

“The holy grail of cross-border payments can be found within the next ten years”, si spiega, infatti, nel documento.

La storia della ricerca del metodo di pagamento perfetto

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Bitcoin, stablecoin e CBDC considerati per i pagamenti transfrontalieri

Un lungo excursus viene dedicato ai tentativi nella storia di trovare il metodo perfetto per effettuare i pagamenti transfrontalieri.

Il primo strumento finanziario utilizzato a questo scopo fu la cambiale, nata nel mondo arabo all’inizio dell’era islamica. Si tratta di un ordine scritto dell’emittente che ordina ad una controparte di rimettere un importo, immediatamente o entro una data prestabilita. Se il trattario non avesse pagato, il traente avrebbe avuto il diritto di chiedere un risarcimento in tribunale. 

A metà del XIX secolo poi iniziano i trasferimenti elettronici di depositi diretti attraverso accordi bancari di corrispondenza, grazie alla posa del primo cavo transatlantico.

Rimaneva comunque il problema della sicurezza e la mancanza di automazione e questo spinse 239 banche di 15 Paesi a formare la Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT) per creazione di uno standard di messaggistica comune.

La SWIFT, però, non risolve tutti i problemi legati ad un enorme flusso costante di pagamenti transfrontalieri.

Infatti, la multinazionale di consulenza strategica McKinsey, nel 2018, stimava che un istituto finanziario che facilita un pagamento transfrontaliero riceve in media ben $20 di commissioni da una singola transazione, mentre uno studio di Oliver Wyman e J.P.Morgan del 2021 spiegava che i costi globali si attestano a circa 120 miliardi di dollari ogni anno.

E i costi aumentano a causa di KYC e procedure di antiriciclaggio, oltre al fatto di essere legati al fuso orario degli istituti finanziari coinvolti. 

Ad ogni modo, le banche rimangono il punto di riferimento per questi pagamenti (anche se costosi e lenti, per stessa ammissione della BCE) e per questo va trovata una soluzione alternativa.

Bitcoin bocciato dalla BCE come metodo di pagamento perfetto

Nel documento – a partire soprattutto da pagina 25 – si spiega che Bitcoin non può essere considerato come alternativa ai metodi di pagamento, ma in ogni caso se ne parla per almeno 10 pagine per spiegarne il motivo:

“L’FSB non considera nemmeno le criptovalute non garantite come il Bitcoin come un mezzo di pagamento transfrontaliero adeguato”.

Citando il whitepaper di Bitcoin e vari esempi di utilizzo di BTC come metodo di pagamento, per esempio a El Salvador, in ogni caso la regina delle crypto viene quasi etichettata come una setta religiosa. Nel report, infatti, si arriva a dire:

“Ci sono anche molti rapporti sulla convinzione quasi religiosa dei sostenitori di Bitcoin che BTC sia in realtà “un nuovo messia”.

Nel report si cita anche Lighting Network, riconoscendolo come soluzione per avere transazioni veloci e a basso costo, ma il problema per la BCE pare sia ancora la Proof of Work (PoW) che viene definita costosa e anche inutile. Inoltre, BTC viene definito inadatto ai pagamenti a causa della sua alta volatilità e la poca scalabilità.

In un’altra parte del report poi, la BCE arriva a dichiarare che Bitcoin sia interessante per gli utenti solo perché poco normato.

A tal proposito, infatti, si spiega:

“Gran parte del suo fascino percepito per i pagamenti transfrontalieri deriva dal fatto che è sfuggito (finora) a un trattamento normativo paritario in termini di conformità […]. Questo ha portato a un uso diffuso di Bitcoin per scopi criminali”.

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I test sul Bitcoin per i principali fattori chiave considerati dalla BCE

Il fintech spiegato dalla BCE

Da pagina 17 si inizia a parlare di metodi di pagamento realizzati da aziende fintech come Revolut o Wise o anche come MoneyTransfer o Western Union che vengono, però, etichettati come “sistemi chiusi in un loop” e molto costosi, visto che le fee possono variare da 0.74 a ben 4.12 euro.

Anche PayPal viene criticato dicendo:

“Finora non è stato molto ambizioso nell’offrire servizi di pagamento al dettaglio a basso costo”.

La BCE favorevole alle stablecoin

Nel documento, come detto, non si parla solo di Bitcoin, ma anche di stablecoin e CBDC, le cosiddette criptovalute di Stato, citando poi anche Libra/Diem di Facebook.

Per quanto riguarda le stablecoin si evidenzia che esse hanno qualità interessanti per un possibile utilizzo, ma per ragioni di stabilità finanziaria, l’attenzione si deve concentrare per la BCE solo sulle stablecoin garantite e, quindi, peggate 1 a 1 con una valuta fiat (in effetti, la stablecoin DAI viene subito eliminata dal quadro, visto che è basata su algoritmi):

“Grazie alla loro flessibilità e alla ricerca non ideologica di un efficiente mezzo di pagamento globale, le stablecoin hanno il potenziale per fornire un efficiente mezzo di pagamento transfrontaliero per diversi motivi”.

Ad ogni modo, le stablecoin anche non vengono ritenute veramente idonee a tale scopo visto che sarebbero controllate da aziende BigTech e si potrebbe venir meno alla sovranità monetaria.

Quindi, cancellate anche le stablecoin dalla lista delle soluzioni, l’unica cosa che resta sono le CBDC, ma nel report si spiega che siamo ancora gli albori e molte sono le problematiche ancora da risolvere a tal proposito, come il fatto che debbano diventare di uso comune e che tutti debbano essere in grado di poterle utilizzare.

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