Il prezzo di Bitcoin ha rotto la MA a 200 settimane

prezzo bitcoin

Con il fallimento di FTX ed il recente crollo del prezzo di Bitcoin è stata rotta al ribasso la media mobile (MA, Moving Average) a 200 settimane. 

Lo ha fatto involontariamente notare ieri PlanB su Twitter condividendo un grafico. 

MA a 200 settimane

La MA a 200 settimane è molto usata nell’analisi tecnica, perché corrisponde circa al prezzo medio degli ultimi 4 anni. 

C’è addirittura un’apposita pagina su lookintobitcoin.com che riporta questo dato aggiornato, in modo da poterlo tenere sotto controllo ogni giorno. 

Osservando questo grafico si nota che dal 2012 ad oggi questa linea non era mai stata superata al ribasso in modo significativo e continuativo

Anzi, nei quattro episodi precedenti praticamente il prezzo di Bitcoin si era adagiato per breve tempo su questa linea, per poi rimbalzare. 

Il primo è avvenuto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2016, ovvero poco dopo il primo halving. Probabilmente però non è particolarmente significativo, proprio perchè ciò che è accaduto prima del primo halving è completamente anomalo. 

Il secondo, molto significativo, è avvenuto tra aprile e settembre 2015, ovvero nell’anno finora più difficile in assoluto per il prezzo di Bitcoin. Comunque in quel caso si spinse solo leggermente sotto la MA a 200 settimane, per poi rimbalzare in modo deciso dopo circa cinque mesi. 

Qualcosa di simile accadde tra gennaio e marzo 2019, stavolta però senza scendere sotto la linea e rimbalzando dopo meno di tre mesi. 

Il terzo episodio fu invece estremamente breve, ed avvenne a marzo 2020 a causa del crollo dei mercati finanziari per l’inizio della pandemia. Anche questo, come il primo, è un’anomalia non confrontabile con le altre. 

L’ultima rottura era avvenuta ad inizio luglio, dopo il fallimento di Celsius, ma già a metà luglio era tornato sopra. A partire da fine agosto però è tornato di nuovo sotto, stavolta in modo netto ed ormai da più di tre mesi. Per ora comunque, se escludiamo il breve episodio di inizio luglio già rientrato, non è ancora stato superato il periodo di cinque mesi del 2015. 

Prezzo di Bitcoin: l’analisi tecnica

Va tuttavia detto che l’analisi tecnica viene spesso utilizzata primariamente per esaminare i movimenti di prezzo sul breve o brevissimo periodo, mentre per il lungo periodo spesso si preferisce l’analisi fondamentale. 

Quindi non è detto che la forte discesa di quest’anno sotto la MA a 200 settimane suggerisca che il prezzo di Bitcoin sia destinato a rimanere in sofferenza ancora per molto. Suggerisce solo che in questo momento è in difficoltà, ma questa era una cosa già ben risaputa. 

Lo stesso PlanB ad esempio non sofferma la sua attenzione tanto sulla linea della MA a 200 settimane, ma piuttosto sul fatto che il prezzo di Bitcoin è attualmente molto sotto quella linea. Dato che in tutti i casi precedenti c’è stato un netto rimbalzo dopo una situazione simile, PlanB sembra suggerire che anche stavolta potrebbe innescarsi un rimbalzo. 

Non bisogna però dimenticare che PlanB è un analista sempre bullish su Bitcoin, quindi è molto probabile che la sua analisi sia condizionata da una sorta di pregiudizio favorevole a BTC a prescindere. 

L’ulteriore discesa del prezzo di Bitcoin

Infatti, non sono pochi coloro che a questo punto attendono un’ulteriore discesa del prezzo di Bitcoin

Dopo aver toccato il minimo annuale il 10 novembre a circa 15.500$, il prezzo di BTC nelle settimane seguenti è risalito fino a circa 17.000$. Questa risalita però non sembra particolarmente rassicurante, tanto che in molti sostengono che non sia affatto sufficiente per fa credere che non possa far segnare nuovi minimi. 

Una delle ipotesi che sta circolando è quella che tali minimi potrebbero essere aggiornati con una discesa attorno ai 14.000$. 

In realtà la cifra probabilmente più importante sono i 10.000$, dato che una discesa fino a quel punto significherebbe un bear market peggiore rispetto ai due scorsi.

I precedenti bear markets

Nel corso della sua storia, iniziata nel 2009, Bitcoin ha già sperimentato tre halving, ovvero tre dimezzamenti del ritmo a cui vengono creati nuovi BTC. 

In tutti e tre i casi, nel 2012, nel 2016 e nel 2020, l’anno seguente si è innescata una potente bullrun che ha fatto segnare nuovi record massimi storici. Anzi, in tutti e tre i casi si può tranquillamente parlare di una vera e propria bolla speculativa, poi scoppiata l’anno seguente. 

Pertanto sia nel 2014 che nel 2018 si sono verificati due pesanti bear market, ed il 2022 non ha fatto eccezione. Ma c’è una differenza. 

In entrambi i casi passati il prezzo minimo del bear market fu dell’85% inferiore al prezzo massimo precedente. 

Invece nel 2022 il prezzo minimo di 15.500$ corrisponde per ora “solamente” ad un -77% dal massimo di novembre dell’anno scorso, rendendo di fatto il bear market post-bolla del 2022 paradossalmente il meno grave della storia di Bitcoin. 

Qualora il prezzo di Bitcoin dovesse scendere ancora fino a -85% dai massimi, dovrebbe scendere sotto gli 11.500$, quindi fino a quel punto in realtà non ci sarebbe nulla di anomalo. Qualora invece scendesse a 10.000$, o meno, l’attuale bear market sarebbe davvero preoccupante. 

Va tuttavia detto che l’ultimo trimestre del 2022 per certi versi assomiglia all’ultimo trimestre del 2018, per quanto riguarda l’andamento del prezzo di Bitcoin. 

All’epoca il crollo ci fu a partire da metà novembre, e durò fino a circa metà dicembre. Stavolta invece c’è stato nei primi 10 giorni di novembre, e poi si è arrestato. 

Questo può significare o che il minimo è già stato toccato, ed è stato di molto inferiore in percentuale a quello del 2018, o che potrebbe attenderci ancora una seconda fase di crollo non ancora avvenuta. D’altronde ad esempio nel 2014/2015 il picco minimo del bear market si verificò nel gennaio seguente all’ultimo trimestre dell’anno del bear market, ovvero a gennaio 2015. Sembra essere proprio questo lo scenario immaginato da molti, ovvero che il picco minimo di questo bear market potrebbe verificarsi nei primi mesi del 2023.

I mercati tradizionali

Va però aggiunta una cosa importante. Infatti, nel corso di questo 2022 non sono crollati solo i mercati crypto, ma anche in parte quelli tradizionali. Il fatto è che nel 2020 e 2021 i mercati sono stati gonfiati dalla politica monetaria ultra-espansiva delle Banche Centrali, e soprattutto della Fed, e quando la loro politica monetaria è diventata restrittiva il crollo è stato inevitabile. 

La cosa curiosa è che il bear market del 2022 sui mercati tradizionali sembra essersi interrotto già ad ottobre. Infatti, probabilmente qualora non fosse fallito FTX, il crollo di novembre dei mercati crypto non ci sarebbe stato. E comunque non è stato così profondo, visto che mentre tra maggio e giugno il prezzo di Bitcoin perse più del 50%, a novembre la perdita si è fermata ad un -25%. 

Quindi qualora non si verificassero altri problemi gravi sui mercati gravi come quello provocato dal fallimento di FTX, sembra possibile che non si verifichino ulteriori crolli. 

Va però evidenziato che sono in molti coloro che pensano che la sequenza di fallimenti crypto di questo bear market non si sia ancora conclusa, sebbene ad esempio il fallimento di BlockFi seguente a quello di FTX non ha causato ulteriori crolli.